Bresciaoggi di venerdì 27 marzo 2009 provincia pag. 23
CHIARI. Il leghista Salvoni critica l’operazione
Il polo industriale apre uno strappo in maggioranza
di Masimiliano Magli
«Le mucche non si possono sistemare in un albergo. Chiari non può sacrificare le due più importanti aziende zootecniche sull’altare di un polo logistico che apre la strada alla creazione di una zona industriale per cinque Comuni».
Il consigliere comunale leghista Massimo Salvoni boccia il progetto di «area vasta» lanciato dalla sua maggioranza sull’onda del polo logistico promosso dalla Sma. L’operazione è da tempo sotto il fuoco di fila delle polemiche ma mai l’iniziativa era stata messa in discussione dall’interno dell’esecutivo. «Non metto in discussione l’iniziativa della Sma – precisa Salvoni – ma mi preoccupa che la rete di progetti indirettamente collegati possa cancellare 36 ettari di campagna». La presa di posizione di Salvoni ha gelato l’ultima seduta della commissione urbanistica. «Lo strumento dell’area vasta toglie ogni alternativa alle aziende zootecniche
costrette a trasferirsi per lasciare spazio all’autostrada Brebemi». Il riferimento è, tra l’altro, alla cascina Ciliegia della famiglia Foschetti (la terza per mucche da latte della nostra provincia) e all’azienda agricola Baresi di via Tagliata, che verranno cancellate dall’autostrada. «Chiari – rimarca Salvoni – dovrà sobbarcarsi l’espansione industriale di cinque Comuni. Questi non erano gli accordi». Ma gli stessi allevatori sono i primi a chiedersi quanto valgano le promesse della Giunta che aveva garantito il trasferimento in altre zone rurali di Chiari per quelle aziende cancellate dalla Brebemi, compresa la cascina Festa di via San Genesio.
«Noi di qui non ci muoviamo – dice la moglie del titolare della cascina Foschetti – finché non ci daranno una nuova cascina e la terra che ci verranno tolte. A volte piango pensando a come le istituzioni stanno maltrattando l’agricoltura. Spero che la giustizia faccia luce su ciò che sta accadendo a Chiari. Don Gabriele Scalmana ricordava che la terra appartiene a tutti e in primo luogo a chi verrà dopo di noi: sindaco e amministratori se lo sono dimenticati».
Fa piacere che un consigliere comunale della Lega, anche molto legato alla campagna, prenda le distanze in modo pubblico da un modo di gestire il territorio poco rispettoso delle attività agricole e dell’ambiente. Evidentemente il comitato d’affari imperante a Chiari comincia a stufare anche i leghisti.
Giornale di brescia di giovedi 26 marzo pag. 22 bassa bresciana
Chiari Il boom degli immigrati
In quattro anni sono passati dal 9,4 al 14,8% della popolazione. Goffi: «Il sindaco leghista ha fallito». Mazzatorta: «Aumentati soprattutto i romeni, cittadini comunitari»
di Barbara Bertocchi
CHIARI. A fine 2004 erano 1.696 (su una popolazione totale di 18.494 persone): quattro anni più tardi, nel dicembre 2008, sono diventati 2.738, a fronte dei 294 del gennaio 1998, dei 493 del luglio 2000 e dei 693 del gennaio 2002. Stiamo parlando degli stranieri residenti a Chiari, la cui incidenza sul totale è passata dal 9,4% del 2004 al 14,8% del 2008. L’immigrazione, dunque, qui è un fenomeno in forte sviluppo, sia pure in linea con altri Comuni della zona. Questa crescita è stata nei giorni scorsi fonte di polemica in Consiglio comunale, dove l’opposizione ha contestato al sindaco leghista il fallimento della sua politica in questo campo, visto che nel 2004 aveva promesso un contenimento dei flussi immigratori.
La crescita del fenomeno
Il sindaco Sandro Mazzatorta fa una distinzione tra comunitari ed extracomunitari prima di esprimere un parere: «Il 31 dicembre 2008 i comunitari hanno toccato quota 800. Se consideriamo che fra loro 763 sono romeni e che a fine 2006 erano soltanto 25 è chiaro che questo dato è legato all’ingresso della Romania nell’Unione Europea. Passando invece agli extracomunitari, nel 2008 ne sono stati contati 1.938, quindi 132 in più rispetto all’anno precedente e 160 in meno del 2006. Tra il 2006 e il 2007 sono infatti diminuiti del 13.92%». Partendo da questa distinzione il sindaco commenta l’incremento dei comunitari: «Anche dinnanzi ad una nostra attenta richiesta di documenti, come il contratto di lavoro in originale, ad averli attratti potrebbe essere stata la quantità di servizi e alloggi che la città offre». Gli extracomunitari (la cui incidenza a fine 2008 era del 70,78% sul totale degli stranieri e del 10,48% sul totale della popolazione) sono in gran parte albanesi (1.073 a fine 2008). «Il fenomeno – dice il sindaco – è contenuto entro certi limiti. Questo grazie anche alle rigorose misure che abbiamo messo in campo. Dai controlli sulla dimora abituale a cura della Polizia locale alla chiusura di sei phone center e dello sportello stranieri».
Le critiche dell’opposizione
Sulla questione interviene Fabio Goffi, segretario del Partito democratico: «I dati confermano il fallimento dell’Amministrazione Mazzatorta sul tema. Mi sembra fuori luogo puntare sulla divisione fra comunitari ed extracomunitari dal momento che in entrambi i casi si tratta di persone in un Paese nuovo con problemi diversi, ma sempre presenti. La promessa del sindaco di mandarli tutti a casa non è stata mantenuta. L’unico suo successo, se così si può definire, consiste nel fatto di aver espulso quattro famiglie di nomadi italiani». Pesante «è il fenomeno a Chiari anche alla luce della crisi che sta mettendo e continuerà a mettere sulle strade gli stranieri dall’oggi al domani senza che gli stessi sappiano come arrivare a fine mese».
Il monitoraggio
In municipio la situazione immigrati viene monitorata anche attraverso i recenti aggiornamenti apportati al Sistema informativo territoriale (Sit). «Il sistema – spiega l’arch. Antonio Marchina, dirigente Settore E-Governance del Comune – è operativo a Chiari da un paio di anni. Da alcuni mesi può essere interrogato anche per portare alla luce possibili situazioni di sovraffollamento degli alloggi e per conoscere la distribuzione sul territorio di cittadini stranieri». Nel dettaglio, partendo da una mappa della città che viene aggiornata continuamente, gli operatori comunali e gli agenti di Polizia locale possono avere informazioni sui singoli edifici in merito a Ici, situazione catastale, ma anche numero di occupanti. Le comunicazioni di ospitalità, «che a Chiari sono circa mille l’anno», dice Mazzatorta, vengono inserite in questa banca dati. Non solo, la mappa rivela anche come i cittadini stranieri sono distribuiti nel territorio: «A Chiari – continua Marchina – non ci sono immobili interamente occupati da immigrati di uguale nazionalità né zone esclusivamente abitate da stranieri». Di rilievo, però, la situazione del centro storico: «C’è un’evidente presenza di immigrati», conclude l’architetto. Situazione sotto gli occhi dei cittadini clarensi.
Bresciaoggi di martedì 24 marzo 2009 provincia pag. 17
Dopo il polo logistico lo sportello unico lancia pure un supermercato
di Massimiliano Magli
Dopo il polo logistico della Sma, il controverso Sportello unico di Chiari ha «partorito» un’altra operazione legato al mondo della grande distribuzione alimentare.
Il progetto è stato presentato dalla Conad e dalla Cooperativa lavoratori uniti di Urago d’Oglio e prevede la realizzazione di un nuovo complesso commerciale a ridosso della provinciale 17, poco oltre il cimitero.
COMPLESSIVAMENTE la superficie coperta prevista dall’intervento è di circa 30 mila metri quadrati ma l’insediamento non dovrebbe superare la metà della superficie disponibile. Si tratta di uno sviluppo degno di un vero e proprio centro commerciale, ma i tecnici del Comune assicurano che non sarà assolutamente così.
Il progetto – stando all’Ufficio tecnico – prevede lo spostamento dell’attuale minimarket della Coop dal centro storico (viale Bonatelli), così da non interferire con la rete di negozi presenti, alla periferia di Chiari, mantenendo la stessa superficie dell’attuale punto vendita. Il resto degli spazi dovrebbe essere occupato dai parcheggi a uso pubblico e da servizi. In ogni caso, dunque, l’area verde presente a sud-est dell’abitato sarà cancellata da 30 mila metri cubi di superficie urbanizzata.
A impedire qualsiasi forma di speculazione commerciale dovrebbero essere le stesse norme di rispetto del cimitero e del depuratore, che impongono distanze tali da limitare fortemente il dimensionamento del nuovo supermercato.
TUTT’ALTRO CHE TRANQUILLE, invece, sono le opposizioni della vicina CASTELCOVATI. I militanti della lista Proposta si dicono «preoccupati dal fatto che l’operazione abbia comunque previsto una superficie tanto vasta e che all’intervento partecipi una grande realtà come la Conad. Suona strano – concludono – che la Coop lavoratori uniti promuova un intervento tanto costoso, mentre a un paio di chilometri, nel centro di CASTELCOVATI, ne ha già promosso un altro per una nuova struttura di circa 350 metri quadrati in sostituzione di quella in viale Caduti. Non vogliamo credere che stiano aprendo la strada a qualche cosa di più grosso, magari per conto di altre realtà».
Giornale di Brescia del 19 marzo pag. 19 bassa bresciana
Chiari «Sarà un centro commerciale» Raccolta di firme contro il Polo della cultura
CHIARII residenti nelle immediate vicinanze dell’area di viale Mazzini interessata dalla costruzione del Polo della cultura, guidati da Angelo Folchi, hanno iniziato in questi giorni una raccolta di firme contro l’opera. «In pochi giorni abbiamo ottenuto 1.500 adesioni», dice il promotore dell’iniziativa. «Il 90% dei cittadini che siamo riusciti a contattare pensa ancora che si tratti di un centro culturale. Non ha capito che dietro la maschera del Polo della cultura si cela un centro commerciale. Un’opera troppo impattante e non rispettosa dei diritti dei residenti». Accanto a questi cittadini, che definiscono «apolitica» la loro battaglia, si è schierata la sezione locale del Partito democratico, che domenica ha raccolto altre firme. «I cittadini chiedono che si ritorni al progetto stilato dallo studio milanese Caputo», commenta il consigliere comunale Pd Federico Lorini. «Non vedono nessuna forma di interesse pubblico dal progetto modificato dall’Eleca. Perciò non se la sentono di mettere a repentaglio la sicurezza delle loro abitazioni, di subire un cantiere e una simile opera».
Sarebbe opportuno che il nostro Sindaco avesse il coraggio di confessare ai cittadini clarensi che il suo programma di mandato, che lo ha portato a vincere le elezioni, è stato tutto un fallimento,
Basta guardare i dati dell’ultimo bilancio, dove emerge con chiarezza che non solo sono aumentati i debiti contratti, ma anche che ogni cittadino clarense è diventato più povero di circa un milione e mezzo delle vecchie lire a causa dell’accensione di nuovi mutui e della vendita di beni di proprietà della nostra città.
Ma anche sul versante della tanto proclamata battaglia all’immigrazione il Sindaco Mazzatorta non ha ottenuto risultati: in quattro anni gli extracomunitari sono più che raddoppiati, e non poteva non essere diversamente visto che questa la politica di questa amministrazione non ha che favorito nuovo cemento, pensando solo a reperire soldi dalle tasche dei cittadini e dalla vendita dei beni, per poi spenderli in molte iniziative di dubbia utilità, come le rotonde (alcune sicuramente necessarie, alcune, molto poche, utili, ma più della metà veramente inutili), costruite talmente male che ogni giorno necessitano di manutenzione da parte degli operai comunali.
Il risultato di questo boom edilizio drogato dalla complicità dell’amministrazione è che ci sono circa 700 appartamenti vuoti e invenduti, che se fossero tutti abitati da una famiglia media incrementerebbero il numero dei cittadini di almeno 3000-3.500 unità , prevalentemente non clarensi e probabilmente stranieri, mentre i cittadini di Chiari lasciano il nostro comune con una media di circa 300/400 persone l’anno.
L’unica cosa certa di questa amministrazione è stato lo spreco di tanti soldi in opere che non portano ricchezza alla città, gli affari per pochi, l’aumento dei debiti e della presenza di immigrati.
Bravo Mazzatorta!!
Bresciaoggi di mercoledì 04 marzo 2009 provincia pag. 24
CHIARI. La chiusura dello sportello stranieri, i rigidi controlli anagrafici e i deterrenti amministrativi promossi dalla Giunta leghista non fermano il fenomeno
Un boom di immigrati nonostante il giro di vite
di Massimiliano Magli
Nel giro di quattro anni sono raddoppiati gli immigrati residenti a Chiari. Il dato, a lungo «secretato» dal sindaco che avrebbe voluto analizzare il trend prima di divulgarlo, è stato parzialmente svelato a margine dell’approvazione del bilancio di prevesione del penultimo Consiglio comunale. La crescita della popolazione straniera è diventato lo spunto per l’affondo del consigliere Fabio Goffi che ha stigmatizzato «il fallimento della politica degli annunci leghista che nel 2004 aveva assicurato un contenimento dei flussi immigratori verso il paese».
SULLO SFONDO LE POLEMICHE innescate dalle difficoltà di conoscere i dati sull’immigrazione. Le richieste avanzate da mezzi di comunicazione, consiglieri o semplici cittadini dall’inizio di gennaio sono rimaste lettera morta Eppure – è stato ribadito in aula – si tratta di rilevazioni che la legge mette a disposizione di tutti, senza particolari vincoli.
FATTO STA CHE I NUMERI demografici inseriti nel bilancio presentato dall’assessore ai Tributi Emanuele Arrighetti hanno dipinto un quadro decisamente diverso da quello auspicato dal sindaco leghista al momento del suo insediamento. Gli immigrati rappresentano il 15% dei 18.484 abitanti. Al 30 giugno 2004 gli stranieri erano 1250, a fine 2008 sono diventati 2700, di cui 700 romeni. La chiusura dello sportello stranieri, il giro di vite sui clandestini e i rigorosi controlli sugli alloggi affittati a stranieri promossi in questi anni dall’Amministrazione civica non sono dunque serviti a rallentare l’esodo multietnico verso Chiari. La politica sull’immigrazione è così finita nel mirino anche di alcuni alleati.
IL CONSIGLIERE DI maggioranza Udc Massimo Vizzardi ha stigmatizzato per esempio l’assenza di qualsiasi beneficio federalista al Comune di Chiari, «visto il calo di 200 mila euro nei trasferimenti dallo Stato a Chiari». Vizzardi ha rimarcato «il mancato potenziamento della Polizia locale costretta ad operare con un organico sottodimensionato».
Sempre Vizzardi ha criticato il «pauroso calo di stanziamenti per le politiche sociali». Nello specifico si è passati dal budget di 546 mila stanziati nel 2007 ai 175 mila euro previsti nel 2010.
Arrighetti ha replicato ricordato che «i minori trasferimenti dello Stato sarebbero dovuti al vecchio Governo Prodi e che l’impossibilità di assumere personale, vigili compresi, è legata all’ultima legge Finanziaria. Non va dimenticato che la razionalizzazione di alcune voci di spesa ci ha consentito di congelare i rincari su tributi e tariffe».
Motivazioni che non hanno convinto Federico Lorini. «Rispetto all’indebitamento del 2003 pari a 14 milioni, con rate per mutui di 1 milione e 1150 mila euro – ha osservato il consigliere del Pd -, si è passati a 18 milioni e 100 mila euro e 1 milione e 660 mila euro di mutui. L’indebitamento è lievitato del 44% e fra il 2010 e il 2011 è previsto un nuovo innalzamento».
Fra gli investimenti più importanti del bilancio spiccano gli 800 mila euro per la manutenzione delle scuole e i 750 mila euro per la realizzazione del Cortile solidale, con centro diurno, sede delle associazioni e alloggi per categorie protette. Il documento di programmazione finanziaria prevede anche la sistemazione del municipio e la realizzazione di nuove piste ciclopedonali, con l’ultimazione dei recuperi su piazza Zanardelli e l’ex municipio.
L’ulteriore presa in giro di questa amministrazione si è consumata nel Consiglio comunale dello scorso 2 marzo quando si è discusso per più di due ore del progetto sul polo della cultura, già portato in Consiglio più volte, che costava inizialmente 8 milioni di euro, che viene cambiato totalmente da un privato (Eleca) e diventa ora un progetto da 20 milioni di euro, con una grossa parte di questo progetto fatto con soldi del comune, che rinuncia ai parcheggi a pagamento per i prossimi 30 anni e al diritto di progettare la viabilità della città: quanti saranno i mezzi che circoleranno sul viale Mellini se ci sarà un nuovo centro commerciale sull’area dell’ex cinema comunale ?
Dopo aver delegittimato il Consiglio comunale sulla delibera per il rientro del mercato, fregandosi totalmente del parere dei Consiglieri, oggi subiamo un altro schiaffo, dove i consiglieri della Lega e di Forza Italia richiamati al’ordine come soldatini dal Sindaco non fanno altro che alzare la manina.
Credo che il Consiglio comunale sia l’organo eletto per salvaguardare la città e i cittadini, e i Consiglieri dovrebbero avere la dignità di fare il loro dovere (il bene di Chiari) purtroppo non è così: certi consiglieri sono solo lo strumento di alcune persone per far passare per legittimi i loro progetti !!!Sono molto deluso di alcuni Consiglieri!!!
mercoledì 04 marzo 2009 provincia pag. 24
Bagarre in Consiglio: il polo della cultura spacca la maggioranza
di Massimiliano Magli
Nuova spaccatura nella maggioranza. Ad innescarla la mozione presentata l’altra sera dagli alleati dell’Udc e da Chiari Futura. Nel mirino è finito il progetto per il nuovo polo della cultura. I consiglieri Massimo Vizzardi (Udc) e Paolo Cenini della civica, hanno chiesto di sospendere l’apertura dei cantieri per la costruzione del complesso che sorgerà sulle ceneri dell’ex cinema teatro. Il motivo? «Evitare al Comune problemi finanziari e possibili grane giudiziarie» a fronte delle modifiche progettuali a cui è andato incontro l’intervento.
ANALOGA LA POSIZIONE delle opposizioni che hanno votato per la mozione, poi bocciata con 11 voti contrari rispetto agli 8 favorevoli. Cenini ha sottolineato le maggiori occupazioni resesi necessarie per il sottosuolo, come pure la sopraggiunta necessità di effettuare occupazioni di urgenza per le nuove aree necessarie a soddisfare l’ottemperamento del progetto. Ancora, ha evidenziato le gravi difficoltà viabilistiche che il nuovo polo culturale e commerciale con cinque piani di parcheggi potrebbe comportare per viale Mazzini.
VIZZARDI HA DENUNCIATO un «pesante stravolgimento del primo progetto dello studio di progettazione Caputo, che merita comunque un’adeguata riflessione in commissione urbanistica oltre che in Consiglio». Il sindaco Sandro Mazzatorta ha respinto le richieste ricordando che «comporterebbero gravi penali per l’esecutivo, chiedendo semmai il voto di fiducia sull’intera operazione. Il Consiglio comunale non può più decidere per sua natura su aspetti progettuali tanto tecnici – ha concluso – ma semmai decidere se acconsentire o meno al progetto in toto». Il consigliere del Pd Federico Lorini ha ricordato però che «per le variazioni cui è sottoposto il progetto anche dal punto di vista commerciale è obbligatorio un passaggio in Consiglio comunale per modificare il Piano regolatore». Il costo del progetto, che nel vecchio elaborato ammontava a 8 milioni, era salito a oltre 17 milioni nel secondo elaborato e con i 2,7 milioni di euro stimati in aggiunta dal nuovo progetto Eleca è schizzato a oltre i 20 milioni.